Lo Studio affianca aziende e aspiranti franchisor con un presidio legale completo in ogni fase dello sviluppo della rete. Trasformare l'architettura legale della rete in un asset strategico sicuro, scalabile e immune da contenziosi.Avvio della rete (startup)
Reti già strutturate
Obiettivo
1. Quali sono i requisiti per avviare una rete in franchising? L'art. 3, comma 2, L. 129/2004 impone al franchisor di aver sperimentato sul mercato la propria formula commerciale. La legge non indica modalità o durata predeterminate. La sperimentazione può essere effettuata sia tramite uno o più punti vendita diretti (gestito/i dal franchisor) sia tramite uno o più punti vendita gestiti da soggetti terzi contrattualizzati con un contratto di pilotage. La prassi commerciale e il Codice Deontologico Assofranchising reputano congruo che la sperimentazione copra almeno un anno, coincidente con un bilancio di esercizio. Secondo parte della giurisprudenza, la mancata sperimentazione non comporta la nullità del contratto — sanzione riservata al solo difetto di forma scritta — ma espone il franchisor a responsabilità precontrattuale verso l'affiliato. 2. Cos'è il DIP e quando va consegnato? Il Documento Informativo Precontrattuale (art. 4, L. 129/2004) è l'adempimento cardine previsto dalla legge che in Italia disciplina il franchising o affiliazione commerciale, a tutela della trasparenza. Il franchisor deve consegnare all'aspirante franchisee copia completa del contratto e dei suoi allegati — inclusi elenco affiliati e storico dei contenziosi definiti con sentenza passata in giudicato nel triennio antecedente — almeno 30 giorni prima della sottoscrizione del contratto definitivo o di qualsiasi accordo preliminare che comporti il versamento di somme (es. opzioni). 3. Cosa rischia il franchisor se il DIP contiene dati errati, incompleti o falsi? Occorre distinguere due ipotesi, profondamente diverse per conseguenze e onere probatorio. La giurisprudenza richiede la prova rigorosa di tre elementi: (1) artifizi, raggiri o menzogne qualificati — non bastano generiche esaltazioni commerciali né proiezioni di fatturato basate su medie statistiche nazionali; (2) la determinanza causale — senza quei raggiri il franchisee non avrebbe proprio concluso il contratto, non semplicemente lo avrebbe concluso a condizioni diverse; (3) l'assenza di negligenza del franchisee, perché l'affidamento non riceve tutela se fondato su una verifica superficiale delle informazioni ricevute. Proprio per la severità di questo onere probatorio, nella pratica la strada più percorribile per il franchisee è spesso la risoluzione per inadempimento (art. 1453 c.c.) anziché l'annullamento. La risoluzione consente comunque di ottenere la restituzione delle somme versate, ma anche in questo caso il risarcimento del danno ulteriore — spese di allestimento, lucro cessante, perdita di avviamento — richiede una prova puntuale e documentata, che in concreto non sempre è agevole fornire. 4. Come si tutela il know-how aziendale? Il know-how — l'insieme di informazioni pratiche, segrete, sostanziali e individuate — è il patrimonio immateriale più prezioso del franchisor, anche se non è elemento indefettibile del contratto di franchising. Lo Studio lo tutela mediante la previsione di puntuali vincoli contrattuali all'applicazione rigorosa del Manuale Operativo, la cui proprietà intellettuale rimane in capo al franchisor, nonché attraverso l’inserimento di patti di riservatezza e di non concorrenza post-contrattuale, conformi ai limiti temporali e geografici del Regolamento UE 2022/720 (VBER). 5. Si possono imporre prezzi fissi di vendita ai franchisee? No. Il Regolamento UE 2022/720 qualifica l'imposizione di prezzi fissi o minimi di rivendita (cd. Resale Price Maintenance) come restrizione fondamentale della concorrenza (hardcore restriction), severamente vietata. Il franchisor può unicamente raccomandare prezzi o imporre un prezzo massimo, a condizione che tali indicazioni non si traducano, nei fatti o tramite pressioni e incentivi, in un prezzo fisso dissimulato. In casi eccezionali, come il lancio di un prodotto realmente nuovo su un mercato, il Franchisor può fissare temporaneamente i prezzi di rivendita per incentivare i franchisee a promuovere il prodotto. Questa deroga non è automatica: richiede che la restrizione sia limitata nel tempo, indispensabile, e che generi benefici netti anche per i consumatori. L'onere di provare questi requisiti grava sul franchisor. 6. Come si risolvono le controversie con un affiliato? Per le controversie relative ai contratti di affiliazione commerciale/franchising è obbligatorio esperire il procedimento di mediazione civile, quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale. La mancata partecipazione senza giustificato motivo espone a conseguenze sanzionatorie. Il tentativo di mediazione è obbligatorio sia che, in caso di esito negativo, si intenda adire l'autorità giudiziaria ordinaria, sia che si opti per un Collegio Arbitrale. Lo Studio redige a tal fine clausole multistep da inserire nei contratti, che prevedono il preventivo esperimento della mediazione e, solo in caso di mancato accordo, devolvono la lite all'arbitrato in luogo del tribunale. 7. Quanto deve durare un contratto di franchising? La durata del contratto deve essere individuata tenendo conto della natura dell'investimento richiesto al franchisee. Ai sensi dell'art. 3, comma 3, L. 129/2004, quando il contratto è a tempo determinato, il franchisor deve garantire una durata minima sufficiente a consentire all'affiliato di ammortizzare l'investimento e, in ogni caso, non inferiore a tre anni, salvo la risoluzione anticipata per inadempimento.La durata non dovrebbe quindi essere fissata in modo astratto, ma rapportata agli investimenti iniziali, ai tempi necessari per raggiungere l'equilibrio economico e alla natura dell'attività. È inoltre opportuno disciplinare con precisione rinnovo, mancato rinnovo e termini di preavviso, evitando che la cessazione del rapporto determini incertezze sulla sorte del punto vendita, del marchio, delle attrezzature, delle scorte e del know-how. Una corretta disciplina contrattuale della durata consente al franchisor di programmare lo sviluppo della rete e, al tempo stesso, di evitare contestazioni da parte degli affiliati. 8. Come devono essere disciplinate royalties, fee d'ingresso e altri corrispettivi? Il contratto deve indicare in modo chiaro l'ammontare degli investimenti e delle eventuali spese di ingresso, nonché le modalità di calcolo e pagamento delle royalties e l'eventuale previsione di un incasso minimo a carico dell'affiliato. La royalty può essere parametrata al fatturato del franchisee oppure essere prevista in misura fissa e periodica. Possono inoltre essere previsti ulteriori corrispettivi, ad esempio per servizi, formazione, piattaforme tecnologiche o attività di marketing, purché siano chiaramente individuati e disciplinati contrattualmente. Dal punto di vista del franchisor, è particolarmente importante evitare una struttura dei corrispettivi poco trasparente o formulazioni che possano generare dubbi sull'effettivo costo dell'affiliazione. La sostenibilità economica della rete passa infatti anche dalla corretta costruzione del sistema di fee e royalties: il corrispettivo deve essere coerente con i servizi, i diritti e il supporto effettivamente messi a disposizione dell'affiliato. 9. Il franchisor può controllare il rispetto degli standard della rete da parte dei franchisee? Sì. Il mantenimento di standard omogenei rappresenta uno degli elementi caratterizzanti di una rete in franchising e può richiedere al franchisor di verificare che gli affiliati rispettino il Manuale Operativo, gli standard qualitativi, le regole relative all'utilizzo del marchio e le procedure previste dal sistema. Il contratto dovrebbe quindi disciplinare in modo puntuale i poteri di controllo del franchisor, prevedendo, ad esempio, verifiche periodiche, accessi presso il punto vendita, controlli documentali e modalità di adeguamento alle procedure della rete. È tuttavia fondamentale distinguere il legittimo controllo necessario a preservare l'identità e l'uniformità della rete da un'ingerenza tale da compromettere l'autonomia imprenditoriale del franchisee, che rimane un soggetto giuridicamente ed economicamente indipendente. Per questo motivo, obblighi di conformità, procedure di controllo e relative conseguenze in caso di violazione dovrebbero essere definiti già nel contratto. La legge, infatti, richiede che siano individuati anche i servizi di assistenza tecnica e commerciale, formazione e le condizioni di rinnovo e risoluzione. 10. Il franchisor può risolvere il contratto se il franchisee non rispetta gli obblighi previsti? Sì, ma la possibilità di risolvere il contratto deve essere valutata alla luce della gravità dell'inadempimento e delle specifiche clausole contrattuali. Il contratto dovrebbe individuare con chiarezza gli obblighi la cui violazione può determinare la cessazione anticipata del rapporto: ad esempio, il mancato pagamento delle royalties, l'utilizzo non autorizzato del marchio, la violazione degli obblighi di riservatezza, la mancata osservanza del Manuale Operativo o degli standard della rete, l'approvvigionamento non autorizzato o la violazione di obblighi di non concorrenza. È opportuno disciplinare anche le modalità attraverso cui il franchisor può contestare l'inadempimento e, quando possibile, consentire all'affiliato di porvi rimedio entro un termine prestabilito. Una clausola risolutiva espressa correttamente costruita può rappresentare uno strumento particolarmente utile per il franchisor, purché sia formulata in modo preciso e coerente con gli obblighi effettivamente essenziali per il funzionamento della rete.DOMANDE FREQUENTI (FAQ)